e poi? e allora? anche se arriva? la fine del mondo
me la metto in tasca mangio il carbone della befana
mi strozzo pensando ai baci bavosi che non mi dai più
sul cuscino lasciavi i segni le pozze microrganismi
nascevano tutti quanti con la tua faccia te ne sei andata
però, sì, ma tu hai i tuoi segreti io i miei sono sicuro
però che davanti agli specchi fai ancora la faccia seria
non come in giro che ridi sempre ma gli altri poi chissà
che se ne fanno è passato un anno da quando sei scesa
dal treno non ti ho mai raccontato di quando tiravamo
le pietre agli zingari
(2009)
[le regole del gioco]
se non è un gioco
indietro non torno
ce lo siam detti
tante volte e tutte
le volte era un gioco
ora siamo dove non dovremmo
da una parte all’altra dello stesso
muro ci lanciamo aeroplani
di carta. sopra non ci scriviamo
niente. è la regola: non si scrive
ma chi ci riesce? piuttosto non si
esce, ci si sbronza in cucina
in salotto poi in camera sul letto
appena dopo il vomito.
sono il volo storto dell’aeroplano
non conosco la strada, ma
conosco il modo. e coi senza
o con: do not do this at home.
(2009)
(img via bestiario, nevver, All Things Awesome)
“And my body begins where your memory ends” (Telepathy - Swans)
[starting lines]
inizia dalla stanza ordinata
dal letto in cui ora dormi
solo tu, dalla coperta arancione
che la mattina sembra prendere
fuoco, ma mai abbastanza.
dove finisce il tuo ricordo inizia
il mio corpo, neanche adesso che
mi rigiro nel letto me ne rendo
conto. allungo un braccio, le vene
mi si gonfiano nello sforzo di
attraversare un intero continente,
il materasso. ma qui non c’è più
posto. dove finisci tu inizia
l’inchiostro.
(2009)
(img via Elkie Vanstiphout, iresti)
[we are a loop]
il modo che hai di allontanarti
ha a che fare coi salmi
qualcosa di ineluttabile
che spinge per andare
avanti e ripetersi.
(di nuovo il dilemma
di chi sta fermo e di chi va
come dai finestrini dei
treni appaiati)
ma non è un problema di fisica
o di probabilità, una partenza
è una partenza. già: chi va, chi
resta, questo cambia. ma quanto?
se solo lo volessimo, se schiena
contro schiena proseguissimo
ognuno per la sua strada in linea
retta, la curvatura della terra
ci porterebbe ancora qua.
(2009)
(via creampuff, rosemarygeorge)
[this is not a love song]
apri gli occhi ed è già domani.
e domani siamo su una collina molto
alta. dalla collina molto alta guardiamo
giù. e guardiamo giù per non dover parlare.
(da lassù le strade
ci sembreranno
tutte uguali)
e se
i cavi dell’alta tensione
sono corde di chitarre
allora
i pali della luce sono dita
che non possono suonarle.
(2008)
[pagina di diario scritta su un materasso]
non sarà questo capello a trarmi in inganno
a fregarmi. la virgola che fa sul tavolo non
separa due parole, ma le tue dita dalla mia
testa. sembra una cosa che è là da molto
tempo e da molto tempo aspetta che ci si
ricordi: di lui, dell’origine, del campo di
forfora da cui è fuggito. non sarà sapere
da dove viene a risolvere la questione, a
dare un nome a questa cosa che non ha
nome più e che una volta conoscevo così
bene. amore me lo chiami, me lo chiamavi
ma non ne sapevi niente, come il vetro
oblungo della lampadina ignora cosa sia
la luce che contiene. non sarà questo
capello, non sarà il giorno più bello a
salvare tutti gli altri, ma io ci provavo;
mai ora ci provo. cos’è che mi frega:
una cartolina trovata per caso fra le
pagine di un libro, la calligrafia ben nota
e conosciuta appena, le impronte tue
tutte quante mai andate via, sulla mia
schiena.
(2009)
(img via neverneverland)
[stupido, stupido cuore]
stupido, stupido cuore che non fai rima
con niente e che mi porti sospeso per mano
su un ponte sottile, e inizi cose che poi non
sai come finire
stupido come un cane che torna dal padrone
dopo che che l’ha preso a bastonate, come
questa mano che decide quando scrivere e
per quanto, stupido come una cagna in calore
e quella volta che mi hai insegnato a vedere la notte,
quel modo che ha di rendere chiare le facciate dei palazzi
e nerissime le vetrate le finestre le facce affacciate
e mangiarti, mangiare le fragole nerissime delle tue labbra
inseguire per i vicoli i dribbling dei ventricoli
la striscia rossa che lascia su due corpi, sul mio
stupido, stupido cuore: come un dirigibile senza motore
che il vento porta dove vuole, quel sapore che ricacci
in fondo alla gola e che non sai da dove arriva -
è troppo presto avevi detto alzandoti dal letto
aprendo la finestra, le stelle tatuate su tutto il corpo
le nostre schiene a fronteggiarsi come i muri dei cortili interni, poli
magnetici, giostre che si piegano fino a terra senza arrivarci mai.
questo posto, è questa l’unica costellazione che conosco
il cielo su cui cammino ogni giorno - così avrei dovuto dirti
stupirti con una forza che non ho
stupido cuore, stupido come una bocca che si muove
credendo di baciare mentre invece biascica preghiere
a divinità sempre nuove. che fai il solito errore
di battere quando non devi, come ieri oggi
come quella volta e quell’altra e quell’altra
ancora. che non sai fare a meno delle sue dita, di quel modo
che ha di piegare la testa da un lato, di mordere di salutare.
ecco che non so non sai rinunciare a quello
a cui dovresti rinunciare, quello che dovresti
lasciar andare via, tutti quei gesti quelle parole
che si ripetono come la notte e il giorno
il giorno e la notte il giorno e poi ancora.
sei lì dentro che batti e batti, puntuale come
un treno in giappone, come la morte, come
se bussassi ma da dentro non da fuori, come
faccio allora a non aprire, a lasciarmi fuori?
(2007-2008)
(img via mizmarlablu)
[perché mica bisogna]
se mi arrampico sul tuo bonsai
forse magari mi dirai tutto quello
che prima non mi hai detto
e se ti dico ti amo mi dirai
che va bene lo stesso
perché mica bisogna amarsi per forza
per capire cos’è che ci lega o se
la mela del peccato è fra le tue gambe
o in uno dei cassetti della notte
e se poi ci entro dentro trovo
una luna di naftalina la piscina
da cui non riesco più a uscire
tutti i pianeti legati a un filo
e la mano di mia madre le sue dita gonfie
e anche se il sole è di creta
le montagne di pongo e tutto il mondo
sullo sfondo, la luce da qualche parte
parte e da qualche parte arriva
se infine mi arrampico sulle tue tette
se le metto nello zaino me le tengo strette
allora mi ricordo quanto fa male stare qui
col mio cuore, maiale rosso grasso che
cammina lungo il corridoio scivoloso
di questo mattatoio silenzioso
(2007)
(via mizmarlablu)
[senza pelle]
un mese.
che passi
che ne passi ancora uno
che passi in fretta
che faccia senza di me
che si porti via tutto quello che
con gli alberi che correvano lungo il viale
e le luci lontane sulla collina
mi sembrava tutto più facile, ma solo
vivere senza pelle sarebbe più facile.
che tu non mi possa più toccare
che le tue dita siano lampioni bui
di una strada che già non ricordo,
il posto in cui non si torna più
perché si è già visto tutto e i bar
chiudono e la gente bisbiglia cose
che già sai.
che tu sia il chiodo
in una mano non mia.
(2007)
[il cielo forse]
ormai odio anche la tua pelle, le tue mani.
i tasti del pianoforte li pigi come se dovessi
punirli per qualche cosa. ora sono tutti neri.
mi canti una canzone? ma quale. se il ritmo che fai
è uguale a tutto il resto. dev’esserci qualcos’altro
qualcosa di più grande e di più facile dell’amore
mi dico, qualcosa che non morde e non fa né vuole
promesse. e non mente né ti chiede niente di niente.
il cielo, forse. ma il tuo cielo, il nostro, è senza stelle
senza nuvole senza aquiloni senza gabbiani senza niente:
pezzi d’azzurro si staccano piano, vengono giù
insieme al sole alla luna: più che un cielo è uno sfacelo.
(2008)
(img via missmarlablu)
[da lontano, da]
fammi guardare fra le tue gambe
fammi scavalcare ringhiere
inseguire da cani rabbiosi
mentre corro a perdifiato
a piedi nudi sul mio torace
da lontano, da oltre il cortile
ti si vide ritta appena oltre
la finestra e alle tue spalle
ombra retta di meridiana
sul letto disfatto
(1999)
[all tomorrow’s battles]
è inutile che tu mi dica
domani nella battaglia pensa a me
se proprio tu sei la battaglia per me
(1998)
(img via missmarlablu)
[altra scena del corpo]
il tuo corpo reclinato
nel sonno della passione
è una città deserta
dai rubinetti prosciugati,
con i treni immobili
inghiottiti dalle metropolitane,
e più su le insegne che pulsano
appena sui marciapiedi neri.
so che dormi ma non dove sei
in questo feto ammonticchiato
sul letto, gatto addormentato
sul tetto spiovente; mi trascino
fino a te annaspando sulle coperte
nuoto a braccia conserte lungo
la tua nuda proprietà.
(1999)
[o romeoromeoromeo]
ancora sotto la tua finestra
facendo finta di non guardare
al di là delle tende socchiuse
sulla stanza invisibile
il tuo corpo afflosciato sul suo
le coperte scoperte dalla luce
il germoglio già buio
(1998)