un cuore grande come giove.
e dalle mille finestre, ma dove
non ci entra niente. giove che
può contenere dodici volte la
terra, ma su cui non cresce
neanche un filo d’erba.
—spazi (2012)
questi giorni senza te
sono vestiti male ma
sono gli unici che
mi va d’indossare.
—se vuoi stare bene vestiti male (2012)
l’ultimo freddo stamattina
se n’è andato dal naso.
peli e gocce nel lavandino
formano scritte scritte a
caso. alzo gli occhi e
nello speccho vedo cristo
e il sinedrio, il popolo e
ponzio pilato. con la bocca
piena di dentrificio grido
barabba! barabba! poi
vado in ufficio.
—barabba (2011-12)
una poesia non ancora scritta
mi esce dalle orecchie, sbuca
nella savana dei miei capelli,
balla salta selvaggia battendo
i piedi sul tamburo della testa…
ma è una poesia per te, per te
sola, e allora non ci sta, si
sbriciola, diventa forfora. è
l’unico prurito che mi resta.
—questa poesia non c’è, non ha titolo (2012)
sbucava ogni tanto il coraggio
ma era troppo tardi. guardavo
dentro, fuori: avevo i proiettili
ora ma mancava il bersaglio.
—ora che avevo imparato a sparare (2011-12)
per essere al sicuro dalle tue
labbra ho chiuso la strada dietro di
me. quando ti verrà voglia di
venirmi a cercare troverai un centro
commerciale e di fianco un
benzinaio. avrò un nome nuovo
una faccia nuova. solo le mani
saranno le stesse, i tendini tesi.
all’inizio i miei nuovi giorni saranno
come le file di tir addormentati nei
parcheggi degli autogrill. avrò freddo
e il sonno breve dei camionisti, ma
poi, poi, passa.
—i miei nuovi giorni (2012)
non voglio essere dio, non
voglio essere il sole, io
voglio essere una cosa
fra le cose, ma viva.
—avvertenze (2012)
non bastano più i brividi. voglio
le luci accese all’ultimo piano,
errori altrimenti irraggiungibili.
—gli ultimi piani dei palazzi (2011)
andartene? ormai
non sai che fartene.
—bilanci (2010)
un colpo al cerchio e uno alla
notte, tu non torni, io nemmeno.
ancora il tuo profilo mentre sei
sul balcone a fumare l’ennesima
cicca. le tasche già vuote a
metà del mese, di che cianciano
i tiggì tutti uguali? so solo che
fa male, oggi è mercoledì, mio
padre ha il sorriso buono di chi
si è rassegnato. se me lo chiedessi
ti direi nessuna novità. una delle
due persiane è ancora rotta, vivo
in una perenne penombra, qui è
sempre mezza notte. come andare,
come restare, ci penso, non sai
quante volte.
—mezza notte (2011)
quando ancora non eri
nata io chiudevo gli occhi
e sentivo le case venire giù
una a una, come le tessere
del domino. sorrido, ma solo
oggi, della disperazione
di quelle notti.
—neanche esistevi (2011)
e poi non mi
chiedere quando
e dove e come
ho dimenticato
il tuo nome.
—e poi (2011)
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Starting lines
inizia dalla stanza ordinata
dal letto in cui ora dormi
solo tu, dalla coperta arancione
che la mattina sembra prendere
fuoco, ma mai abbastanza.
dove finisce il tuo ricordo inizia
il mio corpo, neanche adesso che
mi rigiro nel letto me ne rendo
conto. allungo un braccio, le vene
mi si gonfiano nello sforzo di
attraversare un intero continente,
il materasso. ma qui non c’è più
posto. dove finisci tu inizia
l’inchiostro.
che importa se dal trampolino
non vedo il fondo e ricordo a
malapena i movimenti? se l’aria
fischia forte sulla fronte?
chiudo gli occhi e rivedo i piedi
selvatici, la pelle troppo bianca
la curva delle spalle, l’impaccio
di quella notte, la mattina che
piena di grazia ci vide, finalmente.
che importa se non sai cosa ti
aspetta di sotto, se non sai se
c’è alta o bassa marea o se ne
vale la pena? è questo l’unico
modo che conosco: l’amore è
un tuffo di schiena.
—tuffi di schiena (2011)