quelle volte che, ti giuro,
torno e non incontro nessuno.
questa notte la città è mia
mi dico, butto le chiavi e me
ne vado via. senza di te, senza
nessuno di questi ridicoli
ricordi. ridicoli come il tuo
inesistente reggiseno, le tue
forcine, le mie camicie mai
abbinate, le tue paranoie, le
crostatine mezze mangiate.
non passa neanche una macchina,
le gru smontano le case che di
giorno hanno costruito e non posso
suonare nessun campanello:
via xx settembre se la sono
mangiata le banche e le
assicurazioni. sì, ora che ci
penso, c’è solo più settembre
in giro; io e te allora, settembre,
come nei duelli western o come
vecchi amici anzi, ti direi: ci
conosciamo da così tanto, ti
prego prendi qualcun altro.