non è una lettera. o una preghiera
in risposta a uno dei tuoi ennesimi
enigmi. dicono che nella poesia non
c’è più spazio per l’io, anche lui morto,
e dio solo sa se anche stavolta non
hanno torto. cos’è allora questa cosa
sepolta sotto l’intrico di ossa e nervi,
le parole che sbucano da sole sulla
pagina, la sostanza per niente eterna
che mi tiene in piedi quando sento
sul materasso, sotto la schiena,
attraverso strati di lenzuola e coperte,
il sangue di quel giorno, le gambe
pallide, i però te l’avevo detto, le valigie
sfatte, gli occhi a forma di “O”?
—hai ancora paura del sangue? (2011)