quando scappo non mi volto mai
indietro perché quello da cui scappo
ce l’ho sempre davanti, dentro.
scappo dal mio corpo per non
sentire il ricordo del tuo,
piedi nudi su ghiaia aguzza,
quella del cortile della vecchia
casa che mi ostino a chiamare
vecchia, nonostante siano solo
sei anni che sto qua, e quasi
tre che scrivo cose come:
scappo dal mio corpo per
non sentire quelle ossa che
s’incastrano con le tue, l’orma
delle labbra sull’ombelico, la
tremenda musica della pelle
e delle unghie e dei colpi e
dei peli come aghi di pino,
aculei. come puoi scappare
se sei tu il posto da cui?